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diritto e privacy ad alba adriatica

Estratto conto condominiale: visionarlo e averne una copia è un diritto

24 marzo 2014, 10:28
non solo l'amministratore deve far transitare tutte le somme ricevute da condomini o da terzi, a qualunque titolo, nonché ogni somma pagata o erogata per conto del condominio su uno specifico conto corrente intestato al condominio, ma ciascun condomino, tramite l'amministratore, può chiedere di visionare ed estrarre copia, a proprie spese, della rendicontazione periodica. A stabilirlo è la riforma del condominio.

Su la stampa, Pier Paolo Bosso di Confedilizia ha spiegato che l'Abi, (associazione bancaria italiana) con un parere del proprio ufficio legale del 16/11/2013 si è occupata della questione e delle (possibili) ripercussioni sulla privacy. anche sulla base del vademecum del garante della privacy, pubblicato il 13/10/2013, e delle disposizioni di banca d'italia in materia di trasparenza, secondo cui il rendiconto coincide con l'estratto conto per i rapporti regolati in conto corrente e indica tutte le movimentazioni - le somme a qualsiasi titolo addebitate o accreditate, il saldo debitore o creditore e ogni altra informazione rilevante per la comprensione dell'andamento del rapporto - è giunta alla conclusione secondo cui non si ravvisa alcuna responsabilità della banca nell'adempiere alla prescrizione di cui all'art. 1129 del codice civile, fornendo (tramite l'amministratore) copia integrale dell'estratto conto.

Sarà quindi obbligo dell'amministratore produrre l'estratto conto ai condomini richiedenti, seppur senza divulgare informazioni sulle spese o sulle morosità dei singoli al di fuori dell'ambito condominiale: è quindi vietato esporre estratti conto, avvisi di mora o sollecitazioni di pagamento in spazi condominiali accessibili a terzi, come l'ingresso del palazzo.

Indagini detective su tradimento coniuge, no lesione privacy osservato speciale

Bari – NON c’è nessuna lesione della privacy a carico del marito fedifrago che è stato pedinato dalla suocera e dal detective privato: le dichiarazioni di tali soggetti possono essere acquisite nel processo, come prove testimoniali, senza che ciò implichi la violazione di alcuna norma sulla riservatezza.

A dirlo è la Corte di Appello di Napoli in una recente sentenza. (in tal senso C. App. Napoli, sent. n. 13/2014.)

Il codice della privacy (art. 24 co. 1, lett. F del D.Lgs. 196/03) prevede la possibilità di trattare, anche senza il consenso dell’interessato, i dati personali necessari ai fini delle investigazioni difensive o, comunque, per far valere o difendere in sede giudiziaria un diritto, sempre che i dati siano trattati esclusivamente per tale finalità o per il periodo strettamente necessario al loro perseguimento.

In pratica, sebbene la regola generale sia quella secondo cui, qualora vengano utilizzati i dati personali di un soggetto, c’è sempre bisogno del previo consenso di quest’ultimo (per esempio: fotografie, registrazioni, ecc.), ciò non vale se chi recupera tali dati agisce per tutelare un proprio diritto in tribunale (così, appunto, potrebbe essere il caso della moglie che voglia dimostrare la relazione extraconiugale del marito).

Attenzione però: la legge non attribuisce alcuna efficacia alla relazione investigativa redatta dall’ispettore. Infatti, si tratta di una prova realizzata fuori dal processo e, quindi, senza il contraddittorio delle parti. Sarà allora necessario che l’ispettore venga chiamato a testimoniare all’interno del processo e che confermi i fatti che dichiara di aver visto ed essere avvenuti in sua presenza. Tale è, almeno, il convincimento del Tribunale di Milano in una recente sentenza.

Un ultimo avvertimento. La lesione della privacy non può spingersi sino a commettere reati come la violazione della corrispondenza. Pertanto la moglie non potrebbe frugare nella posta o tra le email o gli sms ricevuti dal marito al fine di procurarsi le prove del suo tradimento. Tale comportamento è un illecito penale e l’eventuale risultanza – sostiene la Cassazione – non potrebbe avere ingresso nel processo ( Cass. sent. n. 585 del 9.01.2014).

(Foggia, 27 febbraio 2014; Avv. Eugenio Gargiulo)
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